VHF in barca: basta la patente nautica o serve l'SRC?

Licenza della radio, certificato RTF e SRC: chi deve avere cosa per usare il VHF di bordo, e perché il tasto rosso DISTRESS cambia la risposta.

·Universo GMDSS Italia

VHF in barca: basta la patente nautica o serve l'SRC?

È una delle domande che ci arrivano più spesso, di solito a primavera, quando la barca torna in acqua e qualcuno si accorge che a bordo c'è una radio che nessuno ha mai acceso. «Ho la patente nautica, posso usare il VHF?» La risposta breve è no: la patente da sola non basta. Quella lunga è più interessante, perché il certificato che ti serve dipende da un dettaglio che quasi nessuno guarda quando compra la radio, cioè il tasto rosso con scritto DISTRESS.

La patente non c'entra con la radio

La patente nautica ti abilita a condurre la barca. La radio di bordo è un'altra faccenda, e la legge la tratta come una stazione radio a tutti gli effetti, con due requisiti separati: uno riguarda l'apparato, l'altro la persona che lo usa.

L'apparato deve avere la sua licenza di esercizio. Lo stabilisce l'articolo 29 del Codice della nautica da diporto: per le imbarcazioni la domanda passa dallo Sportello telematico del diportista, che rilascia subito una licenza provvisoria valida fino a quella definitiva; per i natanti si presenta all'Ispettorato territoriale del Ministero e non richiede alcun esame. La licenza è legata alla radio, non a te: se cambi apparato, cambia anche lei.

Chi parla al microfono, invece, deve avere un certificato di operatore. E qui le strade sono due.

VHF senza DSC: basta il certificato RTF

Se la radio è un VHF tradizionale, senza chiamata selettiva digitale, è sufficiente il certificato limitato di radiotelefonista, quello che tutti chiamano RTF. Secondo la pagina del Ministero sul servizio radioelettrico marittimo, l'RTF per il diporto si ottiene senza esami e copre apparati fino a 50 watt, su unità sotto le 150 tonnellate di stazza lorda, purché non siano codificati con un numero MMSI. La domanda si fa online sul portale nautica.mimit.gov.it, dichiarando di avere le conoscenze richieste dal regolamento internazionale.

Detta così sembra la soluzione perfetta: niente corso, niente esame, solo una pratica online. Il problema è la riga sull'MMSI.

Il tasto rosso cambia tutto

Quasi tutti i VHF in vendita oggi, fissi e molti portatili, hanno il DSC. È la funzione che si attiva con quel tasto rosso protetto da uno sportellino: lo tieni premuto qualche secondo e la radio trasmette in automatico un allarme di soccorso a tutte le stazioni in ascolto, Guardia Costiera compresa, con il numero identificativo della barca e, se l'apparato riceve il segnale GPS, la posizione. Nessuno deve capire la tua voce tra il rumore del vento, nessuno deve trascrivere coordinate dettate in fretta. Chi ha avuto un problema serio in mare sa quanto valgono quei secondi.

Perché tutto questo funzioni, nella radio deve essere memorizzato l'MMSI, il numero di nove cifre che identifica la tua stazione. Ed è esattamente il punto in cui l'RTF smette di bastare. Il Ministero lo scrive in modo esplicito: un apparato con DSC si può usare con il certificato RTF solo se quelle funzioni non sono attivate, cioè se l'MMSI non è stato inserito. Per usarle serve un certificato GMDSS.

In pratica chi si accontenta dell'RTF ha due possibilità, entrambe poco sensate: comprare una radio senza DSC, sempre più rara, oppure tenere una radio con il DSC e lasciarlo spento, rinunciando proprio alla funzione che in un'emergenza fa la differenza.

SRC o LRC: quale ti serve

I certificati GMDSS per il diporto sono due, istituiti dal decreto ministeriale 25 settembre 2018 n. 134. Lo Short Range Certificate, l'SRC, abilita all'uso del VHF con DSC in area A1, la fascia di mare entro la portata delle stazioni costiere VHF, in genere qualche decina di miglia dalla costa. Il Long Range Certificate, l'LRC, copre tutte le aree e tutti gli apparati GMDSS, compresi MF/HF e satellitari: serve a chi fa traversate lunghe o va oltre la portata del VHF. Entrambi si ottengono con un esame davanti al Ministero e nessuno dei due ha scadenza.

Per la grande maggioranza dei diportisti, quelli che navigano lungo la costa, fanno qualche traversata verso le isole e passano l'estate tra una rada e l'altra, il certificato giusto è l'SRC.

Quando il VHF è obbligatorio

Sempre l'articolo 29 del Codice della nautica stabilisce che tutte le unità da diporto fino a 24 metri che navigano oltre le sei miglia dalla costa devono avere a bordo almeno un apparato VHF, anche portatile. Sotto le sei miglia la radio non è obbligatoria, ma se c'è e la usi valgono le stesse regole: licenza per l'apparato e certificato per chi la adopera. Lo stesso articolo ricorda che del corretto uso degli apparati risponde il comandante.

Una curiosità che spesso sorprende: per l'EPIRB e per l'AIS il Ministero considera sufficiente l'RTF, perché il loro impiego non richiede conoscenze sul GMDSS. Però anche l'EPIRB va registrata con il numero MMSI della barca, che il Ministero raccomanda di richiedere prima ancora di acquistarla. Quindi chi naviga lontano dalla costa con una dotazione seria si ritrova comunque con un MMSI, e a quel punto tenere spento il DSC della radio non ha più alcuna logica.

In due righe

La patente nautica non ti abilita a usare la radio. Per un VHF senza DSC basta l'RTF, che si chiede online senza esame. Per un VHF con il DSC attivo, cioè con il tasto DISTRESS funzionante, serve l'SRC, o l'LRC se navighi oltre l'area A1. E dato che le radio di oggi il DSC ce l'hanno quasi tutte, l'SRC è il certificato che ha senso prendere una volta per tutte.

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Foto di copertina: Pexels.

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