Certificati radio britannici su una barca italiana: cosa dice davvero la legge

SRC e LRC rilasciati nel Regno Unito costano meno ore e si fanno in fretta. Prima di sceglierli, conviene sapere su quali barche valgono.

·Universo GMDSS Italia

Certificati radio britannici su una barca italiana: cosa dice davvero la legge

Negli ultimi anni alcune scuole italiane propongono, al posto dei certificati del Ministero, i certificati radio britannici: l'SRC rilasciato dalla Royal Yachting Association e l'LRC rilasciato dai centri approvati dalla Maritime and Coastguard Agency. Il corso dura un giorno o poco più, l'esame si sostiene in sede e il certificato arriva con la scritta «riconosciuto in tutto il mondo». Ci chiedono spesso se sia una scelta sensata. La risposta onesta è: dipende dalla bandiera della barca su cui si naviga. E per chi naviga su una barca italiana, cioè quasi tutti i nostri allievi, la risposta è che non ha senso pagare un certificato che nessuno in Italia è tenuto a riconoscere.

Che cosa chiede la legge italiana

Chi usa un apparato radio a bordo deve avere un certificato di operatore adeguato al servizio. Per il diporto i certificati sono due, istituiti dal decreto ministeriale 25 settembre 2018 n. 134: lo Short Range Certificate, che abilita in area A1, e il Long Range Certificate, che abilita in tutte le aree. Si ottengono con un esame, pratico e orale, davanti al Ministero. Il decreto non prevede per questi certificati alcuna scadenza. Il Ministero precisa inoltre, sulla pagina del servizio radioelettrico marittimo, che il vecchio certificato limitato RTF basta solo per i VHF senza chiamata selettiva digitale: per usare il DSC, che oggi hanno quasi tutti gli apparati, serve il certificato GMDSS.

Che cosa dice il Regno Unito del proprio certificato

Qui conviene leggere la fonte, e non la pubblicità. La RYA scrive che il suo SRC è «la qualifica minima richiesta per legge per comandare un apparato VHF e VHF DSC su qualsiasi unità di bandiera britannica». E nella pagina dedicata alle licenze radio aggiunge una frase che vale la pena tradurre per intero: «la formulazione dell'autorizzazione a operare del Regno Unito limita la validità del certificato alle sole unità britanniche» (nell'originale: «restricts the validity of the certificate to UK vessels only»). La stessa RYA, a chi naviga all'estero, ricorda che il regolamento delle radiocomunicazioni richiede un certificato «rilasciato o formalmente riconosciuto dal governo responsabile di quella stazione». Tradotto in pratica: il certificato britannico vale, per il Regno Unito, sulle barche di bandiera britannica. Su una barca di un altro Paese, decide quel Paese. Lo dice chi lo rilascia, non lo diciamo noi.

La reciprocità europea, e il suo limite

Esiste una raccomandazione della CEPT, la ERC/REC 31-04 per l'SRC e la ECC/REC/(10)03 per l'LRC, che invita gli Stati europei a riconoscersi a vicenda questi certificati. L'Italia e il Regno Unito risultano entrambi tra i Paesi che l'hanno recepita; l'Italia proprio con il decreto 134 del 2018. È il punto su cui si regge la frase «riconosciuto in tutto il mondo». Però una raccomandazione non è un atto automatico: ogni Stato la applica con le proprie regole. E in Italia, a oggi, non esiste una procedura, un modulo o una circolare che stabilisca come un SRC o un LRC estero viene riconosciuto su una stazione radio italiana. Il Ministero ha una procedura di riconoscimento dei titoli stranieri soltanto per il GOC e il ROC, i certificati dei professionisti. Il modulo di equipollenza per SRC e LRC avverte che l'equipollenza «è riconosciuta solo sui certificati rilasciati dal Ministero».

Che cosa succede a un controllo

Su una barca italiana la licenza di esercizio della stazione radio è italiana e il certificato dell'operatore che la Capitaneria si aspetta è quello previsto dalla normativa italiana. Un'ordinanza della Capitaneria di Roccella Ionica del 2025, per fare un esempio concreto, chiede ai diportisti il certificato di operatore per il VHF obbligatorio a bordo. Con un certificato britannico, chi controlla può accettarlo in nome della reciprocità europea, oppure può non accettarlo, perché nessuna norma italiana gli dice di farlo. Non è una questione di buona o cattiva fede: è una zona grigia, e in una zona grigia decide chi hai davanti. Ed è qui che la scelta smette di avere senso: un diportista italiano, su una barca italiana, che paga un corso per ritrovarsi con un certificato di cui non sa se la Capitaneria lo riterrà valido, ha comprato un'incertezza. Chi ha il certificato del Ministero quella discussione non la fa, né in Italia né all'estero.

Quindi, su quale barca navighi?

Se navighi su una barca di bandiera britannica, il certificato RYA è la scelta giusta, anzi l'unica. Se noleggi barche di bandiere diverse in giro per l'Europa, nei Paesi che applicano la reciprocità CEPT i certificati britannici e quelli italiani sono di norma accettati allo stesso modo. Se navighi su una barca italiana, il certificato del Ministero è l'unico che nessuno può metterti in discussione, in Italia e in qualunque mare del mondo, perché è il certificato dello Stato della bandiera. Per un italiano con una barca italiana la domanda, in fondo, non è «quale certificato è riconosciuto in più Paesi», ma «quale certificato è sicuramente valido sulla mia barca». E a quella domanda la risposta è una sola.

C'è poi una differenza di sostanza che vale la pena dire. L'esame RYA lo fa, in sede, la scuola che ha venduto il corso. L'esame SRC e LRC lo fa il Ministero, da remoto, con una commissione che non ha venduto nulla a nessuno. Il nostro corso SRC dura di più perché prepara a quell'esame, sugli stessi apparati che si trovano in sede d'esame, e costa 249 euro. Il certificato non scade. Se hai dubbi sul tuo caso, scrivici: ti diciamo quale certificato ti serve davvero, anche se non è uno dei nostri.

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